Demolita  la  storica  Duna che ispirò nel lontano 4 maggio 1996  il  sito omonimo

Che tragedia!

Era ridotta malissimo.  L'ennesima  perdita di olio dal  sottocoppa  gli è stata fatale.
Tutte le immagini
della demolizione
Inutili i disperati
tentativi di salvarla
Quella volta che la
Duna fece tremare
La Fiat
Quale destino per
il sito della Duna?
Un pensiero
nostalgico


Sabato 20 marzo 2004 la Fiat Duna color grigiotopo metallizzato, se n’è andata.

La mia storia con lei iniziò nel mese di marzo 1988, quando, rapito dalle sue forme e dall’accattivante presentazione che il mensile “Quattroruote”, il più autorevole in materia di automobili, ne aveva fatto sulle sue pagine, decisi che doveva essere mia.

Era il 1988, dicevamo, e mentre Mino Reitano a Sanremo si imponeva al pubblico con la canzone “Italia”, il Milan di Sacchi vinceva il campionato. A Seoul avevano luogo le XXIV Olimpiadi Mondiali e in un'altra parte del mondo lo scrittore Salman Rushdie veniva messo a morte dall'ayatollah Khomeini che piazza una taglia di 1,5 milioni di dollari sulla sua testa.
Achille Occhetto è eletto nuovo segretario del PCI e la Fiat presenta la “Tipo”. L’anno successivo sarà eletta “auto dell’anno” ma a passare alla storia sarà un altro avvenimento: la caduta del muro di Berlino.

Qualche difficoltà la ebbi immediatamente. Piccole cose s’intende. La frizione che slitta mentre la macchina tenta di arrampicarsi lungo la rampa del garage seminterrato del concessionario, e il venditore che continua a regalarmi portachiavi, porta bollo adesivi e tappetini di moquette nel vano disperato tentativo di distrarmi. I meccanici che con disinvoltura spingono la vettura mentre elargiscono falsi sorrisi di augurio e di compiacimento per il nuovo acquisto.

Rumori misteriosi provenienti dal vano motore, ectoplasmi, vapori, allarmanti fluttuazioni del livello di carburante nel breve tragitto che mi separa dalla scuola di mia figlia e lei che quando mi vede a bordo della fiammante Duna si commuove e si commuove a tal punto che continua a piangere con il volto nascosto nella carta della pizza fino a che non giungiamo a casa e non smette che a tarda sera.

Poi negli anni a seguire, quanti amici mi ha dato la Duna! Quasi tutti meccanici con i quali inizialmente non c’è stato un rapporto molto cordiale. Quando il sabato mattina mi vedevano arrivare in officina, mi evitavano, non volevano mai parlare con me. Abbassavano in fretta i ponti elevatori e stavano delle ore sdraiati sui loro carrellini da meccanici sotto le vetture in riparazione.

Quando qualche macchina veniva consegnata al legittimo proprietario, allora il meccanico che vi stava acquattato sotto, cercava di corsa un'altra vettura che lo proteggesse dando vita ad un insolito traffico di carrelli e di meccanici che a pochi centimetri dal pavimento sfrecciavano come razzi aiutandosi con i piedi e con le mani.

Tutto questo cessò stranamente con l’ultimo giorno di garanzia. Dopo mi attendevano come un vecchio amico, mi trattavano come uno di loro, mi inserivano nella lista delle colazioni di metà mattina e guai a rifiutare! Mi accoglievano con grandi sorrisi e messo a parte di segreti sui motori e sulle automobili che solo ai meccanici è dato di sapere.

Qualsiasi rumore, qualsiasi difetto, qualsiasi anomalia fosse riscontrata alla mia Duna e al suo perfetto motore, questa era da considerare assolutamente normale in quanto immancabilmente riportata in una circolare diramata direttamente dalla casa madre e che, magicamente, veniva trovata in mezzo ad altre carte dopo pochi minuti che io avessi lamentato quel particolare difetto. “Lo deve fare” – “E’ normale” – Mi veniva detto e mi presentavano la fattura da pagare per il controllo eseguito.

Ma la vera svolta avvenne all’inizio del 1996, allorché pensando alle incredibili potenzialità della rete Internet che in Italia si stava diffondendo sempre più, mi venne in mente di lanciare un messaggio a quello che consideravo in qualche modo il papà della mia Duna e anche di tutta la fabbrica che l’aveva lanciata sul mercato: l’Avvocato.

Pensai che un comune mortale come me non avesse nessuna speranza di mettersi in contatto con un personaggio tanto importante, ma nulla mi vietava di sperare che dal suo ufficio o dalla sua lussuosa residenza, l’Avvocato si imbattesse nella mia disperata lettera affidata al WEB. La scrissi di getto, registrai il dominio www.fiatduna.it , ci pubblicai il mio scritto intitolato appunto “Lettera all’Avvocato” e rimasi a sperare che prima o poi qualcosa accadesse.

Nella mia fantasia immaginavo che un giorno sarei stato contattato dai vertici della casa torinese e portato in trionfo davanti a tutti gli operai e gli impiegati della fabbrica, perché loro la macchina l’avevano disegnata e costruita, ma io me l’ero comprata, con tanto di finanziamento Fiatsava e tagliandi, obbligatori e non, fatti regolarmente. Ero stato gentile in fondo.
Come quando fai una torta o un ciambellone e ti viene male, ti sbagli e metti il sale al posto dello zucchero, ti si abbassa nel forno e diventa basso come una pizza margherita e disgustoso come una zuppa di cozze dell’anno scorso, mica tutti sono disposti a mangiarlo!

Io non solo l’avevo fatto, ma l’avevo fatto con rassegnazione, con il sorriso sulle labbra. Non ho mai ricevuto per questo nemmeno un buono di benzina, una lettera di quelle che non si negano a nessuno che iniziano con “Gentile Cliente, sappiamo che Lei possiede una Fiat Duna e vorremmo invitarla alla presentazione della nuova vettura che Fiat ha….” Nulla di tutto questo.

Poco dopo il sito della Duna si arricchisce di uno scoop straordinario: la terribile autovettura nasconde all’interno del vano motore un mistero terribile. Può far sparire tutto quello che gli capita a tiro ingoiandolo al suo interno. Una sorta di mini “Triangolo delle Bermuda” individuato tra la calotta dello spinterogeno, la batteria al piombo del tipo a strafrequente manutenzione, e la candela del primo cilindro a destra.

E’ l’agosto del 1997 e la Duna viene vista ingoiare "sano sano" un camionista tedesco che, sceso dal suo TIR, si apprestava a dare soccorso ad una Duna in panne sull’autostrada e, avendone aperto il cofano anteriore, armeggiava al suo interno con chiavi e cacciaviti.

Nel mese di novembre dello stesso anno il giornalista Gianluca Nicoletti, conduttore di GOLEM, la famosa rubrica di critica televisiva del GR1, dedica un’intera puntata del suo programma all’avvenimento e propone ai suoi ascoltatori un forum dal titolo “Le macchine hanno un anima?”.

Sul mistero (mai risolto) della Duna e del suo triangolo misterioso tornerà altre volte nelle trasmissioni successive.
 

Tutto procede per il meglio. Il sito si organizza con una Webcam che, posta all’interno dell’abitacolo della Duna, trasmette in tempo reale la vita della mitica automobile. A grande richiesta viene presentato il prototipo del Dunamodello in scala 1:43 che nei progetti dovrebbe essere commercializzato dalla BBurino e anche il DUNApad, il “tappetino per il mouse più brutto che c’è” che svolge la doppia funzione di barometro di precisione.


Nel mese di luglio 2001 la Duna con il suo sito comincia a preoccupare. Arriva una lettera di diffida da parte di uno studio legale incaricato dalla casa torinese. Sono oltre trentasei avvocati di grosso calibro (numero uguale a quello delle cambiali firmate per l’acquisto della Duna) tutti contro fiatduna.it. Scatta un diabolico meccanismo di interurbane e lettere raccomandate che si conclude senza vittorie ne sconfitte da ambo le parti ma con la solenne promessa di indicare sulla home page del sito che questo non ha alcuna attinenza con la casa ufficiale ed è a solo scopo amatoriale. Dopo questa doverosa quanto importante precisazione, in borsa le azioni della Fiat cominciano a risalire, gli operai sono più contenti, non scioperano più e i cruscotti digitali delle Tipo Digit riallineano i dati in modo che la spia che segnala l’accensione dei fari non sia più in realtà quella della riserva.


Viene incisa la canzone DUNA che in formato Mp3 trova la massima diffusione in Internet e concorre alla popolarità di Napster. La canzone viene scaricata migliaia di volte e anche se non partecipa per scelta a Sanremo gode in poco tempo della stessa popolarità che solo canzoni del calibro di “Images” dei Beatles e di “Anima mia” dei Cugini di Campagna possono dire di avere avuto.

Il 2002 è l’anno del più grande Dunaraduno che mente umana possa mai ricordare. Il ritrovo automobilistico intitolato alla Duna ma riservato alle auto “sfigate” in genere è subito un successo. Giornali, radio e televisioni di tutta la penisola si occupano in massa dell’avvenimento e il periodico Focus attraverso un articolo studia il singolare fenomeno.

L’ultima sensazionale scoperta in piena crisi mondiale. Sembra che il Presidente Americano Bush, informato che nella famosa fabbrica di automobili vengano conservati i piani per riattivare la catena di montaggio della Duna, chiederà al Congresso l’appoggio per bombardare Torino. In una cronaca ricca di particolari e di immagini fotografiche catturate dai satelliti spia, la sconvolgente verità assume gli aspetti di un fantascientifico romanzo dove sempre meno evidente appare il sottile confine tra la realtà e la fantasia.

Una storia lunga sedici anni, quindi, che ha inizio in una bella mattina di marzo 1988 presso un concessionario Fiat che chiuderà per fallimento dopo pochi mesi (è documentabile) e si conclude il alle 11:50 del 20 marzo 2004 presso un centro di autodemolizioni laziale.

Forse per il fatto che esiste il cimitero delle auto, esisterà anche un paradiso tutto per loro, dove immagino morbidi guanti di spugna, accompagnati da celestiali musiche, accarezzare in un movimento senza tempo lucenti carrozzerie e dove tutte le macchine sono affascinanti e belle senza distinzione tra di loro.

Io non so dire se esiste un paradiso per le automobili. Non posso nemmeno esser certo che esista un paradiso per gli uomini a dire il vero, ma se esistessero, se fosse possibile, mi piacerebbe che i due paradisi fossero vicini e che, se un giorno ci dovessi capitare, potessi riconoscere tra tutte la mia cara vecchia Duna. Vi salirei a bordo come ai bei tempi allora, e insieme percorreremmo le strade del cielo nascosti in una nuvola.

Mi piace pensare che sia veramente così e che questo accada da sempre nei cieli di tutto il mondo, ma che, come al solito, solo i bambini e le persone con molta fantasia riescano a vederlo.

Per il momento addio. Mi mancherai.

   

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