Demolita  la  storica  Duna che ispirò nel lontano 4 maggio 1996  il  sito omonimo

Che tragedia!

Nella sua lunga vita per ben due volte ha rischiato di innescare una crisi diplomatica

La Duna ospite del programma "Ballarò"

 

Nascosti nell'aletta parasole lato guida della Duna buonanima, insieme ad altre carte, sono stati trovati dei documenti a dir poco sconvolgenti. Da questi abbiamo potuto apprendere che la vita della Duna è stata difficile e spesso in salita, dove spingere, credetemi, diventa davvero un'impresa!

11 luglio 2001. Per molti una data come un'altra, ma quel giorno la Fi** in persona (non possiamo dire di più perchè abbiamo le mani legate) inviò una raccomandata con ricevuta di ritorno, che tra l'altro arrivò stranamente puntuale, nella quale tra le molte cose si accusavano agli autori del presente sito di usare toni "ingiustificatamente denigratori" nei confronti della casa torinese.

Era successo che alcuni giorni prima, proprio dalle pagine del sito era stata diffusa la notizia che gli insuccessi della stazione spaziale MIR di fabbricazione russa (noti anche ai bambini in età prescolare) non fossero attribuibili alla sfiga, come si vociferava in giro, ma dipendessero dal fatto che la citata stazione, in orbita intorno alla luna, usasse un motore riciclato della Duna. (vedi)

La cosa provocò non pochi disagi alla diplomazia dei due paesi (Mosca e Torino). Fu il caos. I russi chiamarono subito l'Italia sulla linea rossa (a gettoni) e si dissero indignati per quella che ritenevano una grossa fregatura, visto che in effetti avevano ordinato, e pagato a 30, 60, 90, un motore che credevano della storica "Argenta".

I torinesi negavano (in torinese) e davano la colpa al magazziniere siciliano, certo Carmelo Papaleo. Si offrirono di inviare immediatamente (e gratis) un container di biscotti Krumiri, ma i russi risposero che dei biscotti non gli importava una sega e che non potevano negare più di tanto perchè nel sito era pubblicata tanto di foto che ritraeva la stazione orbitante collegata alla Duna che spingeva come poteva nello spazio cosmico.

Insomma, fu un casino totale. Gli avvocati scrissero agli autori del sito, gli autori del sito che erano poveri cristi e non avevano soldi per pagare altri avvocati appena saputo che "forse" poteva succedere qualcosa di spiacevole per loro, fecero per bruciare la Duna, il sito e tutti i computer con i quali avevano scritto quelle scemenze. Alla fine il buon senso ebbe la meglio e senza troppi feriti sul campo, alzando gli occhi al cielo da Mosca a Torino si videro scendere due parole che forse proprio la MIR aveva perso nel suo difficoltoso viaggio interplanetario. Volteggiando nell'aria silenziosa nella notte, improvvisamente si accesero, enormi, e furono visibili da tutti.

Dicevano: Satira - Libertà.


La Duna nello studio di "Ballarò"Altra data storica: 31/10/2001.

Quel giorno la Duna viene invitata a partecipare alla prima puntata di "Ballarò", il settimanale di approfondimento di Rai Tre condotto da Giovanni Floris.

La puntata intitolata "Fiat, chi paga?" si propone di affrontare la crisi dell'industria automobilistica italiana con servizi su Termini Imerese, Torino e molti ospiti in studio tra esponenti del mondo politico, esperti di economia e operai venuti dalle fabbriche. In particolare molto toccanti sono proprio i servizi che arrivano dai posti di lavoro dove centinaia di operai rischiano la cassa integrazione e il licenziamento.

Quando la Duna giunge in studio gli viene comunicato che il previsto intervento, concordato in precedenza, è stato annullato. Poco male. L'argomento è troppo serio e non permette ironia, ma la Duna bersagliata dai flash dei fotografi presenti in studio dichiara: -"La crisi della Fiat non dipende da me!". La Duna bersagliata dai flash dei fotografi

Al termine della trasmissione i Ministri che a telecamere accese se ne dicevano di tutti i colori ora si abbracciano e si stringono la mano. La signora con la faccia da mamma che alle spalle del politico annuiva  e piangeva, ritira il compenso per la sua comparsata. Il conduttore si ritocca il trucco, concede autografi e si lascia fotografare con gruppi di cassintegrati siciliani dalla faccia stuprata dalla stanchezza. Terranno  quella foto tra le cose di grande riguardo nella loro casa di operai.

Torniamo a casa che è notte fonda. La Duna non parla e nemmeno io ne ho voglia. C'è aria pesante nell'abitacolo e tanta tristezza nel cuore.
 

   

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